La Finlandia avvia la caccia di selezione al lupo: un confronto che mette in luce l’anomalia italiana

A seguito del declassamento del livello di protezione del lupo a livello europeo, la Finlandia ha avviato, a partire dal 1° gennaio 2026, un programma di caccia di selezione alla specie, inserito in un quadro normativo chiaro, coerente e immediatamente operativo. Per l’anno 2026 è stato fissato un contingente massimo di 100 lupi, ripartito su base regionale, con l’obiettivo dichiarato di contenere i danni alla fauna selvatica, rispondere a esigenze di sicurezza pubblica e tutelare gli animali allevati e domestici.

Il provvedimento introduce un sistema di caccia regolata fondato su quote regionali, definito da un regolamento ministeriale che individua con precisione le aree in cui l’attività è consentita e stabilisce, per ciascuna di esse, i limiti massimi di prelievo. All’interno di questo quadro è obbligatorio il rispetto della quota regionale assegnata; tuttavia, nelle zone autorizzate e durante la stagione venatoria prevista, non è richiesto alcun permesso di caccia individuale né il ricorso a deroghe specifiche. L’intento è quello di garantire una gestione più flessibile ma rigorosamente controllata della popolazione di lupo, capace di conciliare la conservazione della specie con le esigenze di sicurezza, di convivenza con le comunità locali e di tutela delle attività zootecniche, superando approcci ideologici e astratti. È a questo punto necessario chiarire la distanza profonda che separa tale impostazione da quella adottata in Italia. Nel nostro Paese, infatti, il declassamento del livello di protezione del lupo non è stato ancora recepito e il quadro normativo resta ancorato al precedente regime di tutela integrale. Di fatto, nulla è cambiato e si continua a operare come se il contesto europeo non fosse mutato. In Italia si tenta faticosamente di raggiungere un ridicolo accordo tra Stato e Regioni per un cosiddetto “Piano Lupo”, che prevederebbe l’abbattimento massimo di 160 esemplari, ma esclusivamente in casi estremamente circoscritti, limitati a soggetti individuati come pericolosi o responsabili di ripetuti danni e predazioni. Una previsione che appare del tutto scollegata dalla realtà biologica ed ecologica della specie, dal momento che il lupo non è identificabile individualmente e può spostarsi anche per quaranta chilometri nell’arco di una sola giornata, rendendo di fatto impraticabile qualsiasi attribuzione stabile di responsabilità.

Il confronto diventa ancora più impietoso se si analizzano i dati territoriali e demografici.
La Finlandia ha una superficie di 338.424 km², poco superiore ai 302.069 km² dell’Italia, ma
conta appena 5.623.368 abitanti, circa un decimo della popolazione italiana.
Nonostante una pressione antropica enormemente inferiore, la Finlandia ospita circa 430 lupi, dei quali 100 potranno essere abbattuti nell’ambito della caccia di selezione, pari a circa il 23% dell’intera popolazione nazionale. In Italia, l’ultimo censimento ufficiale è stato pubblicato nel 2022 sulla base di dati raccolti nel biennio 2020–2021 e stimava la presenza di circa 3.300 lupi, una cifra che secondo molti osservatori risulta ampiamente sottostimata. Le valutazioni più recenti indicano oggi una popolazione compresa tra i 5.000 e i 6.000 esemplari. A questo punto la domanda sorge spontanea: quanti lupi dovrebbero essere abbattuti in Italia per applicare lo stesso criterio di gestione adottato dalla Finlandia? Lasciamo che siano i cittadini a fare i conti, perché è giusto che ciascuno prenda piena consapevolezza dell’anomalia italiana. Quella che emerge non è soltanto una discrepanza numerica, ma una vera e propria anormalità gestionale, che si traduce in danni crescenti alla zootecnia, in un progressivo impoverimento della fauna selvatica e in un aumento dei rischi per la sicurezza delle persone.

Una situazione che appare sempre più come una vergogna e un’indecenza, giustificabile solocon l’inerzia e l’ignavia della classe politica e con gli interessi economici che ruotano attorno alla protezione e alla promozione ideologica del lupo. Il Comitato Emergenza Lupo intende ribadire con fermezza di non perseguire l’apertura della caccia al lupo e di ritenere che il mondo venatorio debba restare estraneo a questa vicenda. L’obiettivo è invece quello di evidenziare con chiarezza e determinazione le enormi differenze tra due Paesi che, su moltissimi temi sociali e ambientali, si collocano agli antipodi. Un confronto nel quale l’Italia dimostra, ancora una volta, di essere il fanalino di coda in termini di capacità decisionale, responsabilità istituzionale e maturità civile nella gestione del proprio territorio.

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