Endometriosi, a Cesena una giornata per informare nelle scuole

Sabato 17 gennaio 2026 l’A.P.E. (Associazione Progetto Endometriosi) porta il suo progetto “ComprendEndo” in due istituti cesenati. Da 14 anni impegno costante nelle aule per rompere il silenzio su una malattia che colpisce milioni di donne

Sabato 17 gennaio 2026, due istituti superiori di Cesena ospiteranno un incontro dedicato all’endometriosi e alla salute mestruale delle adolescenti.

L’iniziativa fa parte di ComprendEndo Informazione nelle scuole, il progetto promosso dall’Associazione Progetto Endometriosi (A.P.E. ODV) che, attiva da 20 anni, da ben 14 anni porta nelle classi italiane un’informazione scientificamente corretta su una malattia che riguarda circa 3 milioni di donne nel nostro Paese. Gli istituti scolastici che apriranno le loro aule per ospitare incontri dedicati alla salute mestruale e alla consapevolezza sull’endometriosi sono: l’Istituto Tecnico Agrario “Garibaldi/Da Vinci” e l’Istituto Tecnico Geometri “Leonardo da Vinci. Dalle 8 alle 10 al primo istituto, dalle 11 alle 13 al secondo, studentesse e studenti avranno l’opportunità di confrontarsi con professioniste del settore: la dottoressa Martina Rossi, ginecologa, la dottoressa Laura Letizia, psicoterapeuta, e Annalisa Frassineti, presidente di A.P.E., insieme alle volontarie Barbara, Cristina, Elisa e Valentina.
«In quattordici anni di attività abbiamo capito che la vera prevenzione passa dall’educazione – spiega Annalisa Frassineti, presidente dell’associazione – Ogni volta che entriamo in una scuola sappiamo che stiamo piantando semi di consapevolezza. Molte ragazze ci ringraziano perché finalmente capiscono che quello che provano ha un nome, che non sono “esagerate” e che possono chiedere aiuto. Questo è il cambiamento che vogliamo: una generazione di giovani informate che non perderanno anni preziosi prima di una diagnosi».E non è solo questione di diagnosi precoce. È questione di dignità, di qualità della vita, di futuro. L’endometriosi colpisce circa il 10% delle donne in età fertile, ma la diagnosi arriva in media dopo sette-dieci anni dai primi sintomi. Un ritardo inaccettabile che ha conseguenze devastanti sulla vita personale, professionale e affettiva di chi ne soffre.
«Le scuole sono il luogo ideale per abbattere i tabù – aggiunge Jessica Fiorini, vicepresidente dell’associazione – argomenti di cui normalmente è difficile parlare per le ragazze, come il ciclo mestruale e il dolore pelvico, vengono affrontati con naturalezza e professionalità durante i nostri incontri con le esperte. Questi temi percepiti come troppo intimi, smettono di creare imbarazzo se affrontati insieme, anzi, molte ragazze ci dicono che è un sollievo poter condividere le loro esperienze e sciogliere tanti dubbi».L’incontro vedrà la partecipazione di ginecologhe, psicoterapeute e volontarie dell’A.P.E. ODV che affiancano alla competenza clinica l’esperienza vissuta. Un approccio integrato che punta a offrire alle studentesse e indirettamente a tutto il corpo docente strumenti concreti per riconoscere quando il dolore mestruale non è “normale” e quali passi intraprendere per ottenere una diagnosi tempestiva.
Perché parlare di endometriosi a scuolaL’endometriosi non è una malattia rara. Secondo la letteratura scientifica internazionale, il ritardo diagnostico medio varia dai 7 ai 10 anni, con punte ancora più elevate quando i sintomi iniziano in adolescenza.Studi pubblicati su riviste come Human Reproduction, Fertility and Sterility e The Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology mostrano come oltre il 60% delle donne con endometriosi riferisca l’esordio dei sintomi prima dei 20 anni, e una quota significativa già nei primi anni dopo il menarca. Nonostante questo, il dolore mestruale severo in età adolescenziale viene spesso normalizzato, minimizzato o attribuito a una “fase passeggera”.
Il ritardo nella diagnosi non è solo una questione di tempistiche: ha conseguenze cliniche, psicologiche e sociali rilevanti. Una diagnosi tardiva è associata a maggiore progressione della malattia, dolore cronico più difficile da trattare, aumento del rischio di coinvolgimento intestinale o urinario, impatto significativo sulla salute mentale, sull’autostima e sul rendimento scolastico, oltre a difficoltà relazionali e riduzione della qualità della vita.Uno studio multicentrico europeo ha mostrato come le adolescenti con dolore pelvico cronico non riconosciuto presentino tassi più elevati di assenze scolastiche, isolamento sociale e sintomi ansioso-depressivi. Sottovalutare il dolore, quindi, non è neutro: produce disuguaglianza in salute.

L’adolescenza: una finestra temporale decisivaL’adolescenza rappresenta un momento cruciale, non solo perché è spesso quando i sintomi esordiscono, ma perché anche l’età in cui si costruisce il rapporto con il proprio corpo, con la salute e con il sistema sanitario. Informare in questa fase significa dare strumenti, non creare allarmismi.
La comunità scientifica è sempre più concorde nel ritenere che una corretta educazione sanitaria sul dolore mestruale possa favorire un accesso più precoce alle cure e ridurre il ritardo diagnostico. L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) e diverse società scientifiche europee sottolineano l’importanza di distinguere tra dolore “fisiologico” e dolore che limita la vita quotidiana, già in età adolescenziale.
Informare, non spaventareUn’obiezione frequente è che parlare di endometriosi alle adolescenti possa “spaventarle”. I dati dicono il contrario. Gli studi sull’health literacy mostrano che una maggiore conoscenza porta a una riduzione dei tempi di accesso alle cure, a una comunicazione più efficace con i medici e a un minor senso di isolamento.Portare l’endometriosi nelle scuole significa riconoscere che la prevenzione non passa solo dagli ambulatori, ma anche dall’educazione. Significa parlare di sintomi, di ascolto del corpo, di diritto alla salute. Significa offrire alle ragazze un linguaggio corretto per nominare il dolore, e agli adulti strumenti per non banalizzarlo.
Informare non significa patologizzare, ma rendere visibile ciò che per troppo tempo è rimasto invisibile. In un Paese in cui il ritardo diagnostico è ancora la norma, investire sull’informazione delle studentesse è una scelta basata sull’evidenza scientifica.Perché se è vero che l’endometriosi non si può ancora prevenire, il ritardo diagnostico sì. E la scuola può essere uno dei luoghi in cui questo cambiamento inizia. Cos’è l’endometriosi? L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica che colpisce in Italia circa il 10% della popolazione femminile in età fertile, anche se i dati sono estremamente parziali e probabilmente sottostimati. I sintomi più diffusi sono: forti dolori mestruali ed in concomitanza dell’ovulazione, cistiti ricorrenti, irregolarità intestinale, pesantezza al basso ventre, dolori ai rapporti sessuali, infertilità nel 35% dei casi. Per una malattia di cui non si conoscono ancora le cause, per la quale non esistono cure definitive né percorsi medici di prevenzione, per limitare i danni che l’endometriosi provoca, è fondamentale fare informazione per creare consapevolezza! L’A.P.E. è una realtà nazionale che da 20 anni informa sull’endometriosi, nella consapevolezza che l’informazione sia l’unica prevenzione ad oggi possibile.  Sul sito dell’APE – www.apendometriosi.it – ci sono tutte le informazioni utili e i progetti per aiutare concretamente le donne affette da endometriosi e per entrare a far parte della rete nazionale.   

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