
La Ritirata prosegue senza tregua, si combatte il nemico e il freddo. Quanti ne sono morti, uccisi dal nemico o dal freddo, quanti piangevano, urlare, disperarsi chiedendo di non essere lasciati li a morire. Poi la la parte peggiore dell’ uomo, la bestialità portata alla esasperazione, alla disperazione, quella bestialità che non conosce limiti. Combattere bisognava camminare, senza tregua e spesso senza speranza.
Chi dopo aver lottato per lunghi giorni contro lo sfinimento era costretto a perdere terreno, andava insensibilmente ai margini della colonna in marcia e finiva per accasciarsi poi lungo le prode delle piste, rimanendo per terra a seguire con lo sguardo spento il fiume lento dei compagni dilungantesi, guardato esso stesso senza pietà e senza interesse, votato alla morte per assideramento. I muli, uno dopo l’altro si abbattevano estenuati dalla fatica, dalla fame, dal gelo, e così le slitte cariche di feriti e di congelati restavano arenate nell’immensità disperata della steppa. “Non abbandonateci, siamo italiani anche noi!” gemevano quegli infelici aggrappandosi ai compagni che a mala pena reggevano essi stessi il peso della propria marcia. “Signor Cappellano ‑ implorava un ferito – sparatemi, per amor di Dio, ma non lasciatemi qui”. In quei giorni si è visto finalmente l’uomo. L’uomo nudo; completamente spogliato, per la violenza degli eventi troppo più grandi di lui, da ogni ritegno e convenzione, in totale balia degli istinti più elementari paurosamente emersi dalle profondità dell’essere. si sono visti contendersi il pezzo di pane o di carne a colpi di baionetta; visto battere col calcio del fucile sulle mani adunche dei feriti e degli estenuati che si aggrappavano alle slitte, come il naufrago alla tavola di salvezza; quegli che era venuto in possesso di un pezzo di pane andare a divorarselo negli angoli più remoti, sogguardando come un cane, per timore di doverlo dividere con gli altri; ufficiali portare a salvamento, sulla slitta, le cassette personali e perfino il cane da caccia o la donna russa, camuffati sotto abbondanti coperte, lasciando per terra abbandonati i feriti e i congelati; ho visto un uomo sparare nella testa di un compagno, che non gli cedeva una spanna di terra, nell’isba, per sdraiarsi freddamente al suo posto a dormire… Eppure, in tanta desertica nudità umana, si sono raccolte qualche raro fiore di bontà, di gentilezza e d’amore ‑ soprattutto dagli umili ‑ ed è il loro ricordo dolce e miracoloso che ha il potere di rendere meno ribelle e paurosa la memoria di quella vicenda disumana