
Il Nad Logem è una modesta collina alta 212 mt a est di Gorizia, sulla sponda sinistra del Vippacco; durante la guerra fu teatro di violentissimi combattimenti tra i corpi d’armata italiani VIII e XI e gli austroungarici della Isonzo Armèe dal 10 agosto 1916 al 12 ottobre 1916.
Dopo la conquista di Gorizia avvenuta l’8 agosto 1916, Cadorna riordinò il fronte dell’Isonzo: il comando del VI° Corpo d’Armata iniziò i preparativi per rientrare nella 2a Armata; occorreva pure proseguire la caccia al nemico in ritirata, infatti il generale Boroevic aveva dato l’ordine di abbandonare il Carso di Doberdò a rischio aggiramento, per ritirarsi oltre il Vallone sulle prime alture del Carso di Komeno. Il giorno 11 un fulmineo attacco della 23a Divisione con le Brigate Granatieri – Lombardia – Catanzaro – portò alla conquista delle prime pendici del Nad Logem.
Il giorno seguente tutte le batterie che avevano a tiro la collina rovesciarono sulle trincee tenute dai reggimenti 41 e 61 austroungarici un vero uragano di fuoco, alle 11,30 uscì all’attacco il 73° fanteria seguito da alcune compagnie della Brigata Catanzaro; i fanti italiani giunti alla linea di reticolati penetrarono nei varchi aperti dal fuoco delle bombarde riuscendo a conquistare il ridotto nemico di quota 187, poi proseguirono sullo slancio e nel primo pomeriggio anche la sommità della collina, la quota 212, fu presa. Il positivo evolversi della azione sul Nad Logem favorì l’attacco della Brigata Regina contro Oppachiasella, poco più a est; i fanti del 9° reggimento espugnarono le trincee nemiche attorno alle 5 del mattino del 12 agosto, resistendo poi al contrattacco avversario. L’artiglieria austriaca intervenne in ritardo, battendo coi grossi calibri il Vallone e coi medi e piccoli le trincee in mano italiane sul Nad Logem, ciò consentì ai superstiti dei battaglioni 41 e 61 di ritirarsi a circa 600 metri di distanza, mentre l’arrivo dei rinforzi bloccò ogni ulteriore avanzata italiana. Il 15 agosto finì la battaglia del Nad Logem, proseguirono bombardamenti e azioni di pattuglie notturne.
I tentativi di proseguire oltre il Nad Logem.
Il 14 settembre iniziava la 7a Battaglia dell’Isonzo, l’XI° Corpo della 3a Armata ebbe l’ordine di attaccare, di nuovo i fanti italiani si prepararono a progredire oltre il Nad Logem. All’alba le batterie aprirono il fuoco anche se il tempo incerto e con nebbia, non permise l’osservazione sugli esiti del bombardamento; a metà pomeriggio la 23a Divisione ottenne qualche risultato lungo il Vippacco e alla quota 265, mentre al centro la resistenza nemica bloccò ogni avanzata della Brigata Pisa. Il giorno dopo l’artiglieria italiana riprese a battere le posizioni nemiche; alle 15 le fanterie uscirono dalle trincee: investite dal tiro dei cannoni austriaci e falciate dalle mitragliatrici rimasero bloccate nella terra di nessuno, si ebbero solo alcuni successi sempre ad opera della 23a Divisione contro il Veliki e il paese di San Grado di Merna. Il 17 settembre terminava la battaglia, senza che lo sfondamento fosse avvenuto. Il 10 ottobre Cadorna lanciò l’ 8a Battaglia dell’Isonzo, riprendeva la lotta. Il comando del XI° Corpo della 3a Armata mandò all’assalto quattro Brigate di fanteria, gli obiettivi era sempre quelli della precedente battaglia, Veliki e Pecinka che si ergevano appena oltre il Nad Logem. Inizialmente le truppe italiane conseguirono alcuni successi progredendo oltre la prima linea nemica per qualche centinaio di metri, la sera il contrattacco austriaco le ricacciò alle linee di partenza; la 45a Divisione, centro del XI° Corpo, che aveva ottenuto i maggiori successi della giornata, rimase isolata all’interno del “bosco a cuore” del monte Veliki, battuta da violentissimo tiro di artiglieria dovette retrocedere. Il giorno 11 l’artiglieria italiana aprì di nuovo il fuoco contro le trincee avversarie; improvvisamente il nemico attaccò obbligando l’artiglieria ad interrompere l’opera di distruzione per aiutare la resistenza dei settori sotto pressione. La potente azione di disturbo valse a fiaccare il successivo attacco delle Brigate italiane, il terreno inizialmente conquistato venne perso la sera sul contrattacco avversario.
Il giorno 12 ottobre la solita preparazione di artiglieria preannunciò l’attacco della fanteria; dal canto suo il nemico rispose con tiri di interdizione nella terra di nessuno e contro le retrovie.
Pattuglie austriache si infiltrarono dietro alle truppe italiane, obbligando le riserve a rallentare l’arrivo in prima linea per non lasciarsi alle spalle nuclei di resistenza nemica.
Cadorna la sera del 12 ordinò la sospensione della battaglia, la linea raggiunta andava dalle pendici del monte Veliki a quelle del monte Pecinka. La progressione della fanteria italiana oltre il Nad Logem fu importante, ma non sufficiente a fiaccare la resistenza austriaca sul fronte della 3a Armata. I combattimenti proseguirono nei mesi successivi sino al 27 ottobre 1917, quando la rotta di Caporetto obbligò l’esercito italiano a raggiungere il Grappa e il Piave.
Paolo Antolini
Bibliografia: Ministero della difesa, Stato maggiore dell’esercito, Ufficio storico, L’esercito italiano nella grande guerra, 1915-1918, Roma, Ufficio Storico SME, 1927-1980
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