
CAPRESE MICHELANGELO – Piccolo comune della provincia di Arezzo, rappresenta da sempre un simbolo di equilibrio tra storia, cultura e paesaggio appenninico. Questo territorio, noto per il suo valore culturale e ambientale, appare oggi però teatro di una trasformazione profonda e inquietante, che sta alterando in modo sensibile la convivenza tra comunità umana e fauna selvatica.
In un paese di circa 1.300 abitanti, la presenza stabile econtinuativa del lupo ha ormai superato la soglia dell’evento sporadico, assumendo i tratti di una pressione costante sul centro abitato e sulle attività quotidiane dei residenti. Il dato più allarmante non è soltanto la presenza del predatore, quanto il contesto in cui essa si manifesta. In un’area vasta, scarsamente antropizzata e teoricamente idonea ospitare la fauna selvatica lontano dai nuclei urbani, i lupi mostrano una crescente propensione a frequentare il paese, muovendosi all’interno dell’abitato con una regolarità mche non può più essere considerata occasionale. Le prime segnalazioni documentate risalgono al 2018, ma da allora il fenomeno non ha conosciuto alcuna flessione; al contrario, si è progressivamente aggravato, fino a delineare un quadro di vera e propria emergenza territoriale. Alcuni abitanti, che ringraziamo per la disponibilità e il senso civico dimostrati, hanno fornito due contributi video di particolare rilevanza. In uno si percepisce chiaramente l’ululato corale di più esemplari provenire dall’interno del paese, un segnale inequivocabile di una presenza ravvicinata, strutturata e persistente. Nell’altro compaiono due giovani lupi gravemente colpiti da rogna, una patologia parassitaria altamente debilitante, che non solo compromette la sopravvivenza degli animali ma rappresenta anche un campanello d’allarme sullo stato sanitario complessivo della popolazione selvatica. La rogna si trasmette per contatto diretto tra individui, ma anche indirettamente attraverso l’ambiente, poiché l’acaro responsabile è in grado di sopravvivere per diversi giorni nei luoghi contaminati. Oltre a causare sofferenze estreme agli animali colpiti, questa patologia può avere ricadute anche sull’uomo, rendendo il problema tutt’altro che circoscritto alla sola fauna. Dal punto di vista epidemiologico, la diffusione estesa della rogna è un indicatore chiaro di sovrappopolazione: l’eccessiva densità di individui favorisce i contatti ravvicinati e la frequentazione reiterata degli stessi ambienti, accelerando la propagazione del contagio.
Nella provincia di Arezzo le segnalazioni di lupi fortemente defedati a causa della rogna
sono ormai frequenti. In assenza di politiche strutturate di gestione e contenimento, questa
patologia rappresenta di fatto uno dei pochi fattori di riduzione naturale della popolazione
di lupi in Italia, insieme all’aumento costante degli incidenti stradali che coinvolgono questi
animali. Si tratta di un quadro complesso e inquietante, che impone una riflessione urgente sulla sostenibilità dell’attuale equilibrio tra tutela della specie, sicurezza delle comunità locali e salvaguardia della salute pubblica. Da un punto di vista epidemiologico, il lupo costituisce un serbatoio biologico non monitorato, capace di mantenere e diffondere agenti patogeni in modo silente, con potenziali ricadute sia sugli animali domestici sia sull’uomo. Il contagio può avvenire per trasmissione diretta, ma anche attraverso vettori o ospiti intermedi, come nel caso della filariosi cardiopolmonare o della leishmaniosi, ampliando notevolmente l’area di rischio. A ciò si aggiunge la diffusione della tenia Echinococcus, generalmente controllata nei cani domestici tramite le sverminazioni di routine, ma completamente fuori da ogni possibilità di trattamento nei grandi carnivori selvatici. L’espansione incontrollata di un predatore apicale comporta un incremento della contaminazione ambientale attraverso la
dispersione delle uova del parassita con le feci, anche in aree destinate alla coltivazione di
vegetali o alla raccolta di prodotti del bosco consumati crudi. L’echinococcosi umana
(idatidosi cistica), patologia grave e talvolta letale, si contrae infatti prevalentemente
attraverso alimenti contaminati non sottoposti a cottura. Anche sul fronte delle malattie virali dei canidi, la presenza di animali selvatici infetti, non curati e non controllati, costituisce un moltiplicatore epidemiologico di primaria importanza. In sanità pubblica non si ragiona mai in termini di protezione assoluta, ma di soglie: la persistenza di un serbatoio selvatico rende strutturalmente impossibile l’eradicazione locale di molte patologie, anche in presenza di un’elevata copertura vaccinale dei cani domestici. Particolarmente delicata è la questione della leishmaniosi, una zoonosi trasmessa dai flebotomi, tra le più complesse e onerose da gestire in medicina veterinaria e di rilevante impatto anche sulla salute umana. Il lupo, come altri canidi selvatici, è suscettibile all’infezione da Leishmania e può sviluppare forme cliniche o subcliniche, mantenendo il parassita in circolazione nel sangue e nei tessuti. Iprotocolli vaccinali disponibili proteggono solo parzialmente i cani domestici, mentre i lupi, in quanto serbatoi non trattati, continuano a garantire la persistenza dell’agente patogeno nell’ambiente. In natura il lupo compensa l’elevata mortalità con una forte prolificità, un meccanismo che consente alla popolazione di crescere mediamente di circa il 15% all’anno. In un contesto densamente antropizzato come quello italiano, tale dinamica, se non accompagnata da strumenti di gestione attiva, produce inevitabilmente squilibri e rischi strutturali. Il Comitato Emergenza Lupo non intende alimentare paure irrazionali, ma ritiene doveroso rappresentare con chiarezza i rischi connessi alla sovrappopolazione del lupo nei territori abitati. È necessario andare oltre la narrazione limitata ai soli danni da predazione, per includere anche le criticità legate alla sicurezza sanitaria e alla salute pubblica. I lupi non mettono in pericolo cani e gatti soltanto attraverso l’attacco diretto: la loro presenza non gestita introduce nel territorio una serie di rischi invisibili, ma concreti, che meritano di essere conosciuti, valutati e affrontati con responsabilità.
Well structured post
https://www.krahejarealty.com/blog/why-millennials-are-choosing-to-buy-homes-in-suburban-mumbai-a-deep-dive-into-malads-appeal