Caprese Michelangelo (AR) rogna portata dai lupi le polemiche sui social

Caprese Michelangelo (AR) una rogna portata dai lupi.” -a seguito delle polemiche sui social. Il Dr. Gian Carlo Bosio, medico veterinario iscritto all’Ordine dei Veterinari della provincia di Bergamo e da tempo impegnato nella tutela delle aree rurali e del settore zootecnico, è intervenuto nel dibattito suscitato dal comunicato stampa diffuso dal comitato “Emergenza Lupo – Arezzo”.


https://www.emergenzalupo.eu/a-caprese-michelangelo-ar-una-rogna-portata-dai-lupi/
Con una nota articolata e puntuale, il Dott. Bosio ha inteso offrire un contributo tecnico sulle polemiche emerse, anche sui potenziali rischi sanitari connessi alla sovrappopolazione del lupo, soprattutto quando il fenomeno interessa aree antropizzate econtesti urbani. L’analisi proposta richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare il tema con equilibrio, competenza e senso di responsabilità, tenendo conto non solo della tutela della fauna selvatica, ma anche della sicurezza sanitaria, dell’attività di allevamento e della convivenza con le comunità locali.

Di seguito le considerazioni del Dr. Gian Carlo Bosio:

Il lupo sacralizzato e la censura del reale: quando l’ideologia divora il territorio. C’è qualcosa di profondamente malsano nel modo in cui una parte dell’informazione locale sta trattando il tema del lupo. Non si tratta più di informare, ma di imporre una narrazione, di difendere un totem ideologico anche a costo di negare l’evidenza, delegittimare i cittadini e rimuovere
sistematicamente ogni dato scomodo. L’articolo in questione è l’ennesima dimostrazione di un giornalismo inginocchiato allo scientismo animalista, dove la parola “scienza” viene usata come formula magica per chiudere la bocca a chi vive quotidianamente i territori e ne subisce le conseguenze. La delegittimazione come metodo.
Il Comitato Emergenza Lupo non viene contrastato nel merito, ma processato per eresia: “a che titolo parlano?”, “che competenze hanno?”.
Una domanda legittima solo in apparenza, perché curiosamente non viene mai posta agli attivisti, ai profili social o ai commentatori ideologicamente allineati, le cui affermazioni vengono accettate come verità rivelate. È la solita tecnica: squalificare chi disturba il racconto, invece di discutere i fatti.

La favola dell’autoregolazione
Si ripete come un rosario che “la sovrappopolazione non esiste” e che “il lupo si
autoregola”. Peccato che queste affermazioni, ripetute senza contesto, siano scientificamente discutibili in ambienti fortemente antropizzati come quelli dell’Appennino, dove le prede sono spesso sovrabbondanti per effetto umano, i corridoi ecologici sono frammentati, il lupo perde progressivamente la diffidenza verso l’uomo. Qui l’“autoregolazione” non è una legge naturale: è una favola ideologica buona per i convegni, non per i paesi abitati.
Il grande tabù sanitario
Ma il punto più grave è il silenzio colpevole sulle patologie. Chi minimizza o ridicolizza il tema sanitario dimostra una irresponsabilità che rasenta il cinismo.
Il lupo può essere colpito da:
Rogna sarcoptica, altamente diffusiva in popolazioni dense, con effetti devastanti sulla
fauna e possibili ricadute su animali domestici; Leishmaniosi, zoonosi grave, ben conosciuta dai veterinari e tutt’altro che irrilevante nelle aree rurali; Rabbia, oggi sotto controllo ma mai scomparsa come rischio nella fauna selvatica. Sostenere che l’aumento numerico dei lupi non renda queste patologie “da tenere nella massima considerazione” non è prudenza scientifica: è cecità ideologica. E chi fa informazione dovrebbe ricordare che la sanità pubblica non si governa con gli slogan.
Le persone ridotte a comparse
Ululati sotto casa, lupi nei pressi dei centri abitati, animali domestici predati, paura reale e quotidiana: tutto viene liquidato come “percezione”, “allarmismo”, “terrorismo mediatico”. È un atteggiamento di arroganza intellettuale intollerabile, che trasforma cittadini, allevatori e residenti in comparse fastidiose di una favola urbana raccontata da chi quei luoghi non li vive. Qui non c’è ignoranza contro conoscenza: c’è realtà contro propaganda. Il lupo trasformato in religione l paradosso finale è tragico: in nome della tutela del lupo si rifiuta qualsiasi discorso su gestione, controllo, monitoraggio sanitario e convivenza. Ma un lupo trasformato in icona sacra è destinato a diventare un problema sociale, e quando un animale diventa un problema sociale, a pagare non è l’ideologia, ma l’animale stesso. Negare i problemi oggi significa preparare conflitti più duri domani. E chi oggi applaude alla censura del dissenso, domani fingerà sorpresa quando la situazione sfuggirà di mano.Questo non è ambientalismo.Non è scienza.Non è informazione. È militanza ideologica mascherata da virtù, ed è esattamente il modo migliore perdistruggere qualsiasi possibilità di convivenza equilibrata tra uomo, territorio e fauna.

Dr. GIAN CARLO BOSIO medico veterinario

Il Comitato Emergenza Lupo ritiene doveroso ribadire, con assoluta chiarezza, che in oltre tre anni di attività non ha mai diffuso informazioni false, errate o approssimative. Ogni dato, ogni affermazione e ogni valutazione resa pubblica è sempre stata sottoposta aun’attenta verifica preliminare, nella pienaconsapevolezza che la disinformazione e una certa propaganda animalista non attendono altro che un pretesto per screditare chi osa mettere in discussione una narrazione ideologica. In questo arco di tempo siamo stati accusati di tutto, spesso con toni violenti e diffamatori.Abbiamo sempre reagito nelle sedi opportune, querelando sistematicamente chi ha oltrepassato il limite della critica legittima. Lo abbiamo fatto attenendoci a principi semplici ma non negoziabili: fondare ogni affermazione sulla verità dei fatti e sulle evidenze scientifiche, agire esclusivamente nell’interesse pubblico e non arretrare di fronte a nessuno, indipendentemente dal peso mediatico o politico dell’interlocutore. Alla luce di ciò, risulta francamente difficile comprendere il senso e l’utilità di un articolo come quello pubblicato dal Corriere di Arezzo, presentato come risposta alle polemiche sollevate dal nostro comunicato.
https://corrierediarezzo.it/news/attualita/417792/lupi-e-polemiche-senza-fine-sui-social-
esplode-lo-scontro-tra-chi-attacca-il-comitato-e-chi-sostiene-che-ha-ragione.html
Va chiarito un punto fondamentale: nessun medico veterinario ha mai affermato che quanto sostenuto dal Comitato sia errato. E non lo ha fatto per un motivo molto semplice: perché ciò che abbiamo scritto è vero. Può non piacere, può risultare scomodo, ma non è confutabile. Appare dunque incomprensibile la scelta di dare spazio al punto di vista di Donato Marmorini, la cui competenza professionale nel merito è quella del fotografo, o al Nucleo Cinofilo Antiveleno del WWF, un’associazione che raccoglie ogni annomilioni di euro indonazioni proprio sulla difesa del lupo.Davvero nessuno avverte l’evidente conflitto di interessi? Davvero si ritiene corretto affidare la smentita di affermazioni scientificamente fondate a soggetti che traggono beneficio economico o visibilità dalla loro negazione? tenta di confutare l’ovvio, quando l’evidenza è sotto gli occhi di chiunque possieda un minimo di capacità logica. Se due animali appartenenti alla stessa specie, cane e lupo lo sono a tutti gli effetti, condividono ormai gli stessi territori, e se uno dei due è sottoposto a protocolli sanitari ed a trattamenti antiparassitari mentre l’altro ne è totalmente privo, quale dei due rappresenta il principale vettore di patologie? Non è una questione diinterpretazioni scientifiche: è una questione di intelligenza elementare.
La scienza, invece, viene evocata a sproposito quando si tenta di mettere sullo stessopiano la pericolosità delle feci di caprioli, cervi, daini e cinghiali, ignorando o fingendo di ignorare differenze sostanziali e ben documentate. n questo contesto, il fotografo in cerca di visibilità mediatica dovrebbe quantomeno avere
il buon senso di studiare prima di parlare. Ma ancora più grave è la responsabilità di chi fa informazione e decide di offrirgli una tribuna, senza verificare, poiché le differenze sono insite nella stessa natura biologica della Tenia echinococcus.

Non a caso nell’articolo pubblicato sul sito istituzionale del comitato
(www.emergenzalupo.eu), ogni patologia indicata è collegata a pagine di approfondimento. Altrettanto grave è la citazione distorta e faziosa di presunti studi, tra l’altro non scientifici diffusi dal movimento “Io non ho paura del lupo”, ai quali viene attribuito il dato di 1.600 lupi rinvenuti morti, sostenendo che il 70% dei casi sarebbe riconducibile a cause antropiche, includendo in tale categoria anche gli incidenti stradali. Secondo questi dati, il 12,8% dei decessi sarebbe riconducibile al bracconaggio. Affermare, sulla base di simili artifici, che si tratti di 1.600 episodi di bracconaggio non è solo scorretto: è semplicemente demenziale. Il Comitato Emergenza Lupo non avrebbe mai pubblicato simili castronerie, né mai
lo farà. Paradossalmente, occorre però sottolineare un aspetto che viene sistematicamente rimosso dal dibattito pubblico. Il lupo, da oltre quindici anni, non ha più nulla a che vedere con la scienza della conservazione. Il lupo non è una specie a rischio di estinzione, esattamente come non lo sono il pescesiluro, il cinghiale o il ratto grigio, che sono inseriti sullo stesso livello di rischio.Non lo affermiamo noi, ma l’IUCN, attraverso la Red List ufficiale che pubblica e aggiorna costantemente. Oggi il lupo è diventato esclusivamente politica, fede ideologica e denaro. È il simbolo di una contrapposizione netta e insanabile tra chi dal lupo trae profitto e consenso e chi, invece, ne subisce quotidianamente le conseguenze. Esistono numerose aree del mondo — Sicilia, Sardegna, Corsica, Gran Bretagna, Irlandae Giappone, solo per citarne alcune — dove il lupo è completamente assente, senza che questo abbia mai rappresentato una catastrofe ecologica, lo ha sostenuto pubblicamente anche il più grande fautore del lupo, Luigi Boitani. Nel resto d’Europa, i Paesi hanno preso atto della realtà e hanno iniziato a intervenire con abbattimenti regolamentati. La Finlandia, Stato membro dell’Unione Europea, ha addirittura avviato una caccia di selezione che prevede l’abbattimento di 100 lupi su una popolazione di circa 430 individui, in un territorio più esteso dell’Italia e con appena cinque milioni di abitanti. In Italia, secondo le stime del Prof. Apollonio dell’Università di Sassari, i lupi sono circa 6.000. Alla luce di tutto questo, continuare a sostenere che la questione lupo sia un tema scientifico è una mistificazione. , piuttosto, una scelta di campo: stare dalla parte di chi sul lupo costruisce consenso, business e carriere, oppure dalla parte di chi vive nei territori e ne paga il prezzo ogni

6 thoughts on “Caprese Michelangelo (AR) rogna portata dai lupi le polemiche sui social

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