Perché le case cantoniere sono rosse

Una scelta storica nata per rendere riconoscibili le abitazioni dei cantonieri. Il colore rosso delle case cantoniere è un simbolo istituzionale e identitario

Difficile non notarle: immobili ai margini delle strade statali, le case cantoniere si distinguono per quel rosso profondo, che racconta a colpo d’occhio la loro funzione pubblica. Ufficializzato nel 1934, il colore fu scelto per rendere immediatamente riconoscibili le strutture presidio, punto di riferimento per la manutenzione delle strade italiane. Il cosiddetto “rosso aziendale” assunse così un valore simbolico e pratico, utile anche in assenza di insegne: bastava il colore per sapere che lì abitava chi aveva il compito di sorvegliare e prendersi cura della viabilità.

Origine e funzione delle case cantoniere lungo le strade italiane

Le case cantoniere devono il loro nome ai cantonieri, gli operai incaricati della manutenzione ordinaria delle strade. Già nella prima metà dell’Ottocento, l’ingegnere Giovanni Antonio Carbonazzi propose in Sardegna la creazione di un corpo stabile di manutentori con alloggio nei pressi delle tratte stradali. La funzione abitativa e operativa di queste case fu ufficializzata dopo l’Unità d’Italia: un regio decreto del 1874 stabiliva la presenza quotidiana dei cantonieri lungo il tratto assegnato, anche in caso di maltempo. Per garantire questa presenza costante, vennero costruite abitazioni di servizio ogni 3-4 chilometri.

Un presidio dello Stato sul territorio

Con la fondazione dell’Azienda Autonoma Statale della Strada (A.A.S.S.) nel 1928, la rete delle case cantoniere divenne ancora più capillare. Al loro interno erano previsti spazi per depositi di attrezzi, stalle per animali e camere da offrire in emergenza ai viandanti.

Durante il ventennio fascista, le case cantoniere vennero ulteriormente diffuse e censite. Nel 1938 se ne contavano oltre 1.300, con più di 2.300 alloggi. Il colore rosso, deciso per uniformare l’immagine pubblica, divenne una sorta di marchio visivo nazionale.

La trasformazione delle case cantoniere dopo la fine del Novecento

Dopo la Seconda guerra mondiale, la gestione delle strade passò all’Anas (istituita nel 1946), che mantenne le case cantoniere come alloggi di servizio. A partire dagli anni Ottanta, però, il sistema della manutenzione fu centralizzato, riducendo il numero di cantonieri residenti. Molti edifici furono così dismessi o lasciati in stato di abbandono. Solo una parte continua oggi a essere utilizzata per fini operativi, come magazzini o sedi logistiche, mentre altre sono state date in concessione a enti locali, associazioni o trasformate in attività ricettive.

Progetti di recupero: tra ostacoli burocratici e valorizzazione culturale

Nel 2015 è stato avviato un progetto congiunto tra MiBACT, MIT, Anas e Agenzia del Demanio per recuperare e valorizzare le case cantoniere in disuso. L’obiettivo è trasformarle in ostelli, ristoranti, centri informativi e culturali. Un primo bando del 2016 coinvolgeva 30 immobili, mentre un successivo bando del 2021 ha messo a disposizione 100 case su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, i risultati sono ancora limitati: solo poche case sono state effettivamente ristrutturate e riassegnate e molte sono ancora in attesa di un futuro.

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