L’ennesimo stucchevole teatrino “pro lupo” in Consiglio Comunale

AREZZO – Durante la seduta del Consiglio Comunale di Arezzo del 29 gennaio scorso si è consumato l’ennesimo, stanco gioco delle parti. Il Consigliere Comunale Fabio Lucci si è ritrovato stretto tra l’incudine e il martello, chiedendo spazio per un intervento, estremamente cauto, sul tema del lupo.

L’incudine è rappresentata dal Comune di Arezzo, da sempre disinteressato — quando non apertamente negazionista — rispetto alle criticità legate alla sovrappopolazione dei lupi nei territori antropizzati; il martello è invece la realtà concreta dei cittadini che cominciano a capire che c’è evidentemente un problema. La risposta all’intervento del Consigliere Lucci, è stata affidata all’Assessore Carlettini,“l’Assessore all’animalismo”, la persona meno indicata, dato che un anno fa aveva esordito in aula negando che ci fossero problemi con i lupi e criticando aspramente chi, come noi, osa parlare di “emergenza” e chiede interventi a tutela non solo degli animali selvatici, allevati e da compagnia, ma anche delle persone e della sicurezza stradale. Non ci possiamo dimenticare, e non lo faremo, della pacca sulla spalla data dal Sindaco Ghinelli dopo l’intervento negazionista. Eppure il negazionismo sugli attacchi alle persone, espresso dallo stesso Assessore nella seduta del febbraio 2025, è stato pubblicamente smentito, non solo da politici di caratura superiore, ma soprattutto dai fatti e dai dati ISPRA, che certificano 19 aggressioni a persone, tre delle quali ai danni di bambini. Questa volta, però, “l’Assessore all’animalismo” non si è scagliata contro l’“impavido” Consigliere, colpevole di aver portato in aula le istanze del “martello”, incarnato dalla popolazione di Palazzo del Pero, che non è più semplicemente circondata dai lupi, ma convive con un branco di dieci esemplari, i cui esemplari pattugliano il paese giorno e notte, tra le abitazioni, all’interno dei cortili e nei pressi delle scuole. Qualcosa andava fatto, certo, purché preceduto dalla rituale dichiarazione di principio a favore della convivenza con i selvatici — che sembra servire più a disinnescare il problema che ad affrontarlo — e dall’altrettanto prevedibile premessa secondo cui il Comune non avrebbe competenze in materia di lupo, puntualizzazione ribadita dall’Assessore Carlettini in risposta.

Resta il fatto che, nella sostanza, non è dato comprendere cosa abbia realmente chiesto il Consigliere Lucci, se non di chiedere se la Regione intenda procedere a dei censimenti e quali azioni abbia in programma. La risposta dell’Assessore Carlettini si è infine rivelata un impeccabile esempio di azione amministrativa autoreferenziale: “le faremo sapere”. Del resto, fra qualche mese ci sono le elezioni. La domanda da porsi, a questo punto, è una sola e non ammette scorciatoie retoriche: di fronte all’evidente anomalia di una presenza dei lupi ormai capillare, in costante crescita e fuori controllo, che sta divorando non solo i resti di una fauna selvatica sempre più impoverita, ma anche cani e gatti, mentre aumentano in modo preoccupante gli incidenti stradali causati dagli attraversamenti dei lupi, si diffonde la presenza di esemplari affetti da patologie trasmissibili agli animali domestici e persino alle persone, si registra l’aggressione di almeno un ciclista nella provincia di Arezzo e si contano 19 casi certificati a livello nazionale, possiamo davvero continuare a sostenere che il Comune non abbia alcuna competenza in materia? Oppure il problema non è l’assenza di competenze, ma l’incapacità — o la mancanza di volontà — di esercitarle? No, perché l’articolo 3 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, il TUEL, è molto chiaro quando afferma che «il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo». E allora viene spontaneo chiedersi: quando le aziende subiscono danni enormi, quando la sicurezza delle persone e dei loro animali viene meno, siamo davvero certi che il Comune non abbia il dovere — prima ancora che la facoltà — di farsi carico di tali criticità e di presentare istanze a difesa e in rappresentanza dei cittadini che amministra?
Perché una cosa è sventolare bandiere e inseguire battaglie identitarie in campagna elettorale, un’altra è governare. Amministrare dovrebbe significare assumersi la responsabilità di tutelare l’intera collettività, non soltanto una sua parte, né tantomeno un’unica sensibilità, per quanto ideologicamente spendibile. Il successivo articolo 54 del TUEL è altrettanto esplicito quando stabilisce che «il sindaco,quale ufficiale del Governo, sovrintende alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico, informandone preventivamente il Prefetto».
Alla luce di ciò, sorge spontanea una domanda tanto semplice quanto inevasa: il Sindaco di Arezzo ha informato il Prefetto della situazione in atto sul territorio? È vero, ed è noto, che i Comuni non hanno competenza diretta sulla gestione della fauna selvatica, come chiaramente stabilito anche dalla Legge 157/1992; tuttavia, stride non poco il fatto che lo stesso Assessore Carlettini rivendichi la stipula di un accordo con l’associazione “Le impronte del bosco” per interventi sulla fauna selvatica, purché di piccola taglia o riguardanti cuccioli. A questo punto delle due l’una: il Comune può attivarsi o non può attivarsi sulla fauna selvatica?
Oppure la questione non è di principio, ma di dimensioni, o peggio ancora di opportunità politica e di sostegno alle associazioni animaliste? Entrando nel merito, riteniamo doveroso porre una domanda chiara all’Amministrazione comunale: quali strumenti di verifica vengono effettivamente adottati per controllare gestione economica e organizzativa delle associazioni con cui il Comune collabora, soprattutto quando tali rapporti comportano l’impiego continuativo di risorse pubbliche?
La gestione degli animali recuperati non è un’attività episodica né marginale, ma un impegno strutturato che richiede tempo, competenze specifiche e una presenza costante. Proprio per questo motivo, non può essere sottratta a criteri rigorosi di trasparenza, tracciabilità e coerenza con le finalità dichiarate, come invece avviene per qualsiasi altra attività che benefici di fondi pubblici. Verificare con puntualità la corretta rendicontazione delle spese, la natura dei rapporti di collaborazione e la conformità delle attività svolte alle norme che regolano il volontariato non rappresenta un attacco a nessuno, ma un preciso dovere di controllo che l’Amministrazione è tenuta a esercitare nell’interesse della collettività, magari tramite l’ausilio degli enti accertatori preposti. Da parte nostra, riteniamo doveroso sollecitare l’attivazione di controlli amministrativi e fiscali e la verifica delle procedure adottate, affinché ogni collaborazione tra enti pubblici e soggetti del terzo settore avvenga nel pieno rispetto delle regole e con la massima chiarezza e trasparenza nei confronti dei cittadini.

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