
Parlare delle Foibe significa toccare una delle pagine più dolorose e, per lungo tempo, dimenticate della nostra storia recente. È una ferita che riguarda l’identità nazionale e il valore della memoria umana sopra ogni ideologia. Oggi onoriamo chi brutalmente è morto nel buio delle cavità carsiche e chi ha vissuto una vita intera con la nostalgia nel cuore. Trasmettiamo ai più giovani questo insegnamento: che nessun confine e nessuna ideologia valgono più della dignità umana.
“Nessuno può pretendere di scrivere la storia se non ha il coraggio di guardare in faccia anche le verità più scomode della propria parte.” Idro MontanelliLa Foiba di Basovizza, Monumento nazionale”Tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la differenza di una trentina di metri. Lo spazio volumetrico – indicato sulla stele al Sacrario di Basovizza in 500 metri cubi (poi ridotti a 300) – conterrebbe le salme degli infoibati: oltre duemila vittime”

E in una sola Foiba.
La Foiba di Basovizza era in origine il pozzo di una miniera, scavato fino a 256 metri di profondità agli inizi del XX secolo.
Dal 1945 il sito, dopo essere stato in uno stato di abbandono per molti anni, venne trasformato in “fossa comune di un numero rilevante di vittime, civili e militari, in maggioranza italiani, uccisi ed ivi fatti precipitare”, come recita la motivazione presente nel vincolo.
Circa duemila persone vennero gettate nella voragine; considerando, infatti, la profondità del pozzo prima e dopo il massacro venne rilevata una differenza di circa trenta metri, che corrisponderebbe allo spazio occupato dalle salme delle vittime. In questo modo morirono italiani di ogni estrazione, ma anche numerosi tedeschi, catturati dalla polizia segreta del regime titino soprattutto durante i quaranta giorni di occupazione di Trieste da parte dell’esercito slavo. Diverse testimonianze ricordano che all’interno del pozzo erano stati gettati anche cadaveri e animali morti. Il monumento che oggi si trova a ricordo di questi massacri consiste in una lastra in pietra grigia, con una grande croce al centro e un’iscrizione che riporta un passo di una preghiera voluta dall’arcivescovo Antonio Santin. Sulla sinistra si trova un cippo, realizzato dallo scultore Tristano Alberti, raffigurante la sezione del pozzo con le profondità delle possibili stratificazioni. All’interno del recinto si trovano altri cippi e testimonianze commemorative. Nel 1980 la Foiba di Basovizza è stata dichiarata monumento d’interesse nazionale.
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