
Uno dei maggiori obbiettivi strategici per l’Italia erano i Balcani.Roma rivendicava la parte occidentale della penisola greca.Nel 1939, l’Italia occupò l’Albania, conquistandovi un punto d’appoggio strategico.Nell’Ottobre 1940, le truppe tedesche entrarono in Romania, asservendo questo paese alla sua politica.
Hitler non ha affatto avvertito il suo alleato Mussolini.Questa divenne una delle scuse di Mussolini per “prendere l’iniziativa”.Il 15 Ottobre, nel Consiglio di Guerra di Roma, si decise di invadere la Grecia. Nella prima fase dell’operazione, gli italiani dovevano attaccare Gianina dal territorio albanese, sfondare le difese nemiche e quindi sviluppare un’offensiva con un gruppo mobile ed occupare l’Epiro, regione nord-occidentale della Grecia.Successivamente, avanti verso Atene e Salonicco.Allo stesso tempo, è stata pianificata un’operazione di sbarco per catturare. Corfù.L’Aeronautica Militare italiana avrebbe sostenuto l’offensiva delle forze di terra paralizzando le comunicazioni greche con i loro colpi, causare il panico nel paese e interrompere le misure di mobilitazione.A Roma si sperava che la guerra causasse una crisi interna alla Grecia, portando a una rapida vittoria con poco scorrimento di sangue.Il C.S.T.A. (Comando Superiore Truppe Albania) aveva ricevuto l’ordine di iniziare le ostilità dopo le ore zero del 28 Ottobre e uguale ordine trasmise ai comandi dipendenti, precisando che l’azione avrebbe dovuto entrare nella fase di pieno sviluppo alle ore 7.30.Il maltempo e considerazioni personali, indussero i comandanti dei due corpi d’armata a muovere all’alba e le prime pattuglie passarono il confine verso le ore 6.30, ma fu un solo caso se qualcuno non mosse subito dopo la mezzanotte e cioè prima ancora che il ministro d’Italia potesse presentare a Metaxas l’ultimatum.Questo particolare è esplicativo alla leggerezza che presiedette a tutta la preparazione del conflitto italo greco.Il Generale Visconti Prasca, la sera del 27, fissò il suo posto di comando a Dervisciani; il comando del XXVI corpo (gen. Nasci, divisioni ” Parma ” e ” Piemonte ” che però sarebbe dovuto rimanere a disposizione del C.S.T.A.) si stabilì a Coriza e quello della Ciamuria, denominato poi XXV (gen. Carlo Rossi divisioni ” Ferrara “, ” Siena ” e ” Centauro ” a Delvine).A sinistra del XXV corpo era schierata la Divisione Alpina ” Julia ” e a destra il Raggruppamento del Litorale (due reggimenti di Cavalleria e uno di Granatieri).Alle divisioni ” Arezzo ” e ” Venezia ” erano state assegnate funzioni di copertura della frontiera Jugoslava, ma la ” Venezia “, il 28, stava trasferendosi nel Corciano.Il Corpo d’Armata di Bari avrebbe dovuto fare occupare Corfù dalla divisione ” Bari ” e dal battaglione ” San Marco “; l’operazione venne sospesa il 10 Novembre.Sul fronte Greco-albanese, al mattino del 28 Ottobre, agivano 4 Divisioni di Fanteria (24 Battaglioni), 1 Alpina (5 Battaglioni) 1 Corazzata (3 Battaglioni Bersaglieri, 3 Battaglioni carri con 133 carri ” L ” e 37 carri lanciafiamme) e il Raggruppamento del Litorale (2 reggimenti di Cavalleria e 1 di Granatieri).Un altro reggimento di cavalleria era assegnato al Corpo d’Armata Ciamuria. Al settore del Corciano era affidato un compito definito difensivo attivo, con la ” Parma ” schierata in prima linea e la ” Piemonte “, in riserva con un tentacolo proteso sulla destra della precedente, fra Coriza ed Erseke.Da parte greca, in Macedonia, la 9ª Divisione e la 4ª Brigata, rinforzate con 5 battaglioni, erano dislocate fra il lago di Prespa e il monte Grammos; 2 battaglioni più uno di riserva, presidiavano il monte Grammos e le pendici settentrionali dello Smolikas; in Epiro, si trovava l’8ª Divisione (su 4 reggimenti e cioè, 12 battaglioni), la 3ª Brigata ; 3 battaglioni dietro il basso Kalamas, e 1 battaglione a Prevesa.In totale, 20 Battaglioni fra il lago di Prespa e il monte Grammos, 3 Battaglioni sul Pindo, 19 in Epiro, 11 in seconda schiera; per un totale di 53 battaglioni.In Macedonia, era in corso il completamento di altre grandi unità una Divisione di Cavalleria, della lª Divisione di Fanteria e della 5ª Brigata.Sul fronte dell’artiglieria è da rilevare che anche se in relazione al numero delle bocche da fuoco gli italiani erano in vantaggio, i greci avevano a proprio favore la maggiore modernità delle artiglierie, inoltre la possibilità di someggiarle tutte, compresi gli obici da 105, mentre nei reggimenti di artiglieria divisionali italiani, solo i pezzi da 75/13 erano someggiati, mentre quelli da 105 erano carrellati e a volte non trasportabili sulle mulattiere e uno o due gruppi ippotrainati, e quindi impiegabili solo in prossimità di buone carrarecce.La superiorità numerica era dalla parte dei greci e se si aggiunge che mentre dietro di questi esisteva una contiguità territoriale che, pur con le limitazioni della rete di comunicazioni, consentiva l’affluenza continua di rinforzi, gli italiani avevano alle loro spalle solo i porti di Durazzo e di Valona di ridottissima capacità recettiva, specialmente il secondo.Questa sproporzione degli opposti schieramenti, dimostra su quale fragilissima base poggiasse il piano di guerra italiano e come essa abbia condizionato dannosamente fin dall’inizio, lo sviluppo delle operazioni e solo ai primi di Marzo si riuscì a stabilire un soddisfacente equilibrio di forze.Il Comando Superiore Ellenico prese stanza a Gianina e questa sistemazione è la chiara dimostrazione dell’esatta individuazione del settore di maggiore importanza.La Divisione ” Julia “, il cui comandante non aveva ottenuto né che la ” Piemonte ” estendesse la sua occupazione al Palioka, per garantirgli il fianco sinistro e le retrovie, né il rinforzo di almeno un paio di altri battaglioni, partì decisamente verso il passo di Metsovo, distante oltre 80 km.Alle basi di Erseke e Leskoviku furono lasciati corredo, bagagli, cucine da campo, oggetti di equipaggiamento, e portati al seguito solo viveri e foraggi per cinque giorni, caricando inoltre ogni alpino di un proiettile d’artiglieria.L’asperità del terreno, l’attraversamento del fiume Sarandaporos in piena e con i ponti distrutti, la resistenza di pochi ma decisi reparti, ritardarono l’avanzata e al quarto giorno gli alpini della ” Julia ” erano stanchi e ben lontani dall’obiettivo che avrebbero dovuto raggiungere in cinque tappe al massimo.Il primo Novembre, era stata consumata l’ultima giornata di viveri e scarseggiavano le munizioni.All’ala destra, il Raggruppamento del Litorale e la ” Siena ” raggiunsero in poche ore il Kalamas che, largo una cinquantina di metri e profondo circa tre, con fondo melmoso e corrente impetuosa, fra sponde ripide, specie quella sinistra, si rivelò inguadabile. All’infuori di leggere passerelle, non vi erano materiali per costruire idonei passaggi e solo nella notte del 5 Novembre, poterono essere gettati due ponti e le due grandi unità formarono un’ampia testa di ponte, da Varfani al mare.Il 3°Granatieri procedette verso Sud e i Lancieri dell'” Aosta ” e ” Milano ” si spinsero fino a Paramithiá e Margariti.Ma, il 7 Novembre, il C.S.T.A. ordinò di sostare sul Kalamas e i due Reggimenti di Cavalleria e quello di Granatieri dovettero ritornare entro la testa di ponte.Il ripiegamento delle ali era dovuto oltre alla efficace reazione ellenica contro la ” Julia ” allo sfavorevole andamento delle operazioni al centro: il Corpo d’Armata Ciamuria aveva attaccato con la ” Ferrara ” e la ” Siena “, tenendo in riserva la ” Centauro ” che avrebbe dovuto sfruttare il successo, non appena sfondato il nodo di Kalibaki.Di sfuggita, si può notare, nella concezione d’impiego della divisione corazzata, un completo capovolgimento dei procedimenti seguiti dai tedeschi: questi preparavano l’avanzata con pesanti bombardamenti aerei, quindi lanciavano le unità motocorazzate infine seguivano le fanterie per consolidare il successo.Da parte italiana, sia per deficienza di aerei, sia per l’imperversare del maltempo, cominciò col mancare completamente l’appoggio aereo e dal cielo che doveva venire ” coperto da una massa di velivoli tricolori” si vide spuntare solo qualche aereo greco che mitragliava e bombardava, con scarsi effetti materiali, ma con un notevole effetto morale, furono inoltre colpiti anche centri abitati, come Coriza e Argirocastro.Una colonna della ” Ferrara “, con alcuni carri armati, riuscì a impossessarsi del Ponte di Perati, prima che i greci lo facessero saltare e le altre colonne di fanteria ne approfittarono per procedere oltre, ma le interruzioni stradali, i ponti distrutti e la resistenza di alcuni nuclei greci rallentarono la marcia e spezzettarono le colonne d’attacco in molti scaglioni ai quali la ” Centauro ” cedette, poco alla volta, gran parte dei suoi mezzi, alla fine la Divisione venne sì assorbita dalla lotta, non come grande unità, ma suddivisa in tanti tronconi.La contromanovra ellenica cominciò, quindi, a delinearsi quando l’offensiva italiana aveva appena preso contatto con la posizione principale di resistenza avversaria.La pressione nel Corciano venne esercitata da almeno tre divisioni, con le quali cooperò la poca aviazione, che si prodigò in bombardamenti e mitragliamenti, osservazione del tiro d’artiglieria, efficaci ricognizioni sui movimenti delle truppe italiane.Da quel momento la situazione italiana cominciò a mettere in evidenza la sua estrema delicatezza.