
L’ALBA DELLE GUERRE JUGOSLAVE E LA SOTTOVALUTAZIONEIl 31 marzo 1991 è Pasqua. La zona dei laghi di Plitvice in Croazia (che in quel momento è ancora parte della federazione jugoslava ma gli spasmi indipendentisti sono già forti e la vecchia realtà politica è agonizzante e sta per cessare la sua esistenza come federazione di sei repubbliche e 2 province autonome) è una zona turistica e circa 400 turisti quel giorno sono in zona fra cui 300 italiani
Un elemento che fa capire quanto le vicende jugoslave fossero sconosciute e sottovalutate all’epoca nell’opinione pubblica occidentaleQuel giorno infatti si verifica infatti uno dei primissimi scontri armati della lunga serie di conflitti che hanno sconvolto per anni l’ex Jugoslavia: conflitti con punti di contatto ma molteplici, con popoli ed etnie che si sono sfidati in varie zone della vecchia federazione, con alleanze variabili e con attori variabili (a turno croati, serbi, croati e serbi di Bosnia, bosniacchi e via elencando senza dimenticarsi il conflitto in Kosovo, si sono affrontati e massacrati: le guerre di ex Jugoslavia sono appunto più di una anche se tutte con elementi in comune e riconducibili allo sfaldamento della ex Jugoslavia)A scatenare la contesa è il controllo della zona del parco nazionale, contesa fra serbi di Croazia, appoggiati dall’esercito federale e dai serbi in patria, e croati, che schierano in quel momento la polizia come forza armata Nello scontro ci sono due morti: un poliziotto croato e un serbo di Croazia (i serbi di Croazia volevano l’autonomia e la ricongiunzione alla Serbia). I feriti sono decine.L’aspetto davvero interessante è la sottovalutazione di una situazione gravissima: i Balcani stavano scivolando verso un decennio di guerre tragiche, eppure ci sono turisti (che si ritrovano in una situazione pericolosa in quanto ignari del pericolo) e il Corriere della sera, per fare un esempio, dedica alla notizia l’articolo di taglio della terza pagina (la prima pagina è dedicata alle elezioni in Albania, con ampio approfondimento). Eppure, quelle zone sono vicinissime all’Italia: si capiva che qualcosa si stava muovendo, ma non la grandezza del problema A pagina 9 il Corriere fornisce dettagli sui turisti: sono rimasti asserragliati nell’hotel Jezero (lontano dalle zone della sparatoria), l’albergo è stato requisito dall’esercito jugoslavo e sono stati fatti ripartire. Illesi e sostanzialmente mai in pericolo (ma appunto perché non lasciati circolare per il parco, divenuto zona di battaglia) Nell’immagine un mezzo coinvolto nei combattimenti quel giorno
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