La rivolta del Cup della provincia di Arezzo

“Vogliamo il riconoscimento del nostro lavoro” Verso lo sciopero – Stato di agitazione e assemblea dei dipendenti al San Donato Qualcuno ricorda la vecchia pubblicità di un panettone negli anni Ottanta? “E chi sono io, Babbo Natale?”. I dipendenti dei Cup aretini dell’Asl Tse non vogliono essere né Babbo Natale né la Befana.

Si sono quindi riuniti in assemblea nell’auditorium dell’ospedale San Donato di Arezzo. Molti anche i collegamenti da remoto. Il problema di ieri e di oggi? Il ricorso massiccio agli straordinari, con quelle che burocraticamente vengono chiamate ore supplementari. Il problema di domani? Con il nuovo appalto queste ore rischiano di non essere riconosciute dal futuro soggetto che avrà in appalto il servizio dalla Asl Tse. Storia complicata, vita difficile. La spiegano tre delegate sindacali: Stefania (Filcams Cgil), Federica e Isabella (Fisascat Cisl). Tre donne che conoscono bene il Cup: ci lavorano da 22, 16 e 13 anni. Premessa: “La gente pensa che siamo dipendenti Asl. Non lo siamo: abbiamo contratti diversi, per la maggior parte part-time, con stipendi più bassi, orari complicati, incertezze periodiche sulla conferma del contratto di lavoro. Dipendiamo da un’impresa in appalto, Formula Servizi, che applica il Contratto Nazionale Multiservizi. Noi non siamo d’accordo ma la situazione è questa. Negli ultimi 16 anni abbiamo avuto quattro diverse imprese che si sono aggiudicate l’appalto del servizio da parte dell’Asl, e noi siamo passate da una all’altra”. Sintesi: “Oggi le condizioni di lavoro stanno peggiorando”.

Tanto che si è arrivati alla dichiarazione dello stato di agitazione. Tutto ruota attorno a una parola: straordinario. Se ci affidiamo alla grammatica il senso è semplice: fuori dall’ordinario, eccezionale, non normale. Al Cup invece vuol dire ordinario. Isabella: “L’organizzazione dei turni prevede espressamente le ore supplementari. Non vengono chieste solo in casi eccezionali come malattie, ferie, legge 104 ma fanno parte dei turni e su un orario di 30 ore settimanali, si può arrivare a farne altre 10 che però, non ci vengono riconosciute nel contratto di assunzione”. La disponibilità dei dipendenti, in gran parte donne, non si è fermata qui: “Gli spostamenti da una zona della provincia a un’altra è ormai frequente e noi l’abbiamo sempre accettata – ricorda Federica, ad oggi ogni volta che entriamo in postazione, avviamo quasi una decina di programmi informatici, il tutto per uno stipendio del quale è meglio non parlare. Molte di noi hanno famiglia e quindi figli. Quella che si chiama conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è molto difficile da praticare”.

Stefania: “Noi ci facciamo carico delle continue e diverse esigenze dell’Asl. Lo facciamo perché teniamo al nostro lavoro ma soprattutto perché siamo consapevoli che le persone, l’utenza di fronte a noi, ha problemi di salute, accompagnati da angosce e paure. Spesso diamo risposte che ovviamente non dipendono da noi ma che sono mal accolte dai cittadini. Non vogliamo che Formula Servizi ci dica grazie ma che, perlomeno, riconosca i nostri diritti”. Aprendo l’assemblea dei dipendenti Cup, Lorenza Vaselli, segretaria Filcams Cgil, ha ricordato la genesi di questa vertenza: “Lo stato di agitazione nasce da un uso non condivisibile della flessibilità, sia negli spostamenti che nell’utilizzo delle ore supplementari per i part-time. Abbiamo avuto un primo incontro a maggio, poi l’apertura di un tavolo promosso da Estar ed abbiamo quindi ricevuto una controproposta da parte di Formula Servizi, che gestisce l’appalto, di consolidare nei contratti di lavoro 1 sola ora di supplementare a testa e non per tutti. Offerta inaccettabile, per non dire offensiva. Alle lavoratrici, che già vivono una situazione di precarietà, non possono essere chiesti altri sacrifici. Svolgono un lavoro fondamentale allo sportello che di fatto rappresenta l’immagine dell’Asl per i cittadini”. “Il lavoro supplementare è ormai strutturale – ha spiegato Maria Rosaria Esposito, segretaria generale Fisascat Cisl. Qui abbiamo 110 persone che danno molto e ricevono molto poco. Se le ore supplementari non verranno consolidate, il rischio è di perderle con il nuovo appalto, previsto per il giugno di quest’anno. Il No, di Filcams Cgil e Fisascat Cisl, è stato poi confermato dall’assemblea dei lavoratori, che oggi ha votato il mandato alle segreterie provinciali di Filcams e Fisascat di procedere alla dichiarazione di sciopero.

“Se nei prossimi giorni da Formula Servizi non arriveranno le risposte che ci attendiamo” – dicono Vaselli ed Esposito – “lo sciopero sarà non solo inevitabile, ma si aprirà un contenzioso a tutto campo”.

26 thoughts on “La rivolta del Cup della provincia di Arezzo

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