Quando il Principe Antonio de Curtis umiliò Oscar Luigi Scalfaro, 1950

Io sono un uomo all’antica, appartengo al secolo scorso, anzi, che dico, al secolo delle crociate. Il mondo moderno, il mondo di oggi, per me non c’è, non esiste, non lo vedo, non mi piace.Detesto tutto di esso: la fretta, il frastuono, l’ossessione, la volgarità, l’arrivismo, la frenesia, le brutte maniere, la mancanza di rispetto per le tradizioni, le stupide scoperte. Per questo vivo per conto mio, in un mondo mio, da isolato, un mondo per bene.Lavoro, torno a casa e mi chiudo qui dentro. Sono pessimista, solitario, alieno dalla mondanità, odio i rumori e mi piace parlare poco.

Principe Antonio de CurtisLe parole di Antonio de Curtis seguono il fil rouge del disobbediente che non accetta mai di omologarsi al solipsismo degli uomini ed alla “malacreanza” e, a questo proposito, risulta emblematico l’episodio che sto per raccontarvi.Il 21 luglio del 1950 tre parlamentari democristiani stanno pranzando al Ristorante “da Chiarina”, in Via della Vite, nel cuore di Roma.I loro nomi sono: Oscar Luigi Scalfaro, Vittoria Titomanlio e Umberto Sampietro.Ad un tratto, durante il pranzo, gli occhi di Scalfaro si posano sulle spalle di una giovane e bella signora, seduta ad un tavolo accanto al suo, che, per il gran caldo, aveva spostato il bolerino a fiorellini verdi e rossi lasciando le spalle parzialmente scoperte.A questa visione, del tutto normale anche in quegli anni e che, ai più, risulterebbe piacevole, Oscar Luigi Scalfaro reagisce in modo inatteso e quanto mai violento, oltre che estremamente volgare.Infatti il deputato DC si alza ed inizia ad apostrofare in malo modo la signora che, a suo dire, stava dando scandalo .Alcuni testimoni del fatto “increscioso” riferiscono che Scalfaro si spinse anche ad alzare le mani sulla distinta signora ma ciò che è certo è che inizia ad inveire contro di lei dicendo: “Non si vergogna?” e ancora “è uno schifo! E’ vomitevole! Lei manca di rispetto alle donne presenti, così vestita è una donna disonesta, lei è una bestia!”.La signora insultata è Edith Mingoni Toussan, figlia e moglie di due ufficiali dell’Aeronautica, Colonnello il padre, Capitano il marito e perdipiù è anche una militante missina. Non se ne sta certo zitta, calmissima, non fa una piega e replica a Scalfaro dicendogli che è meglio che pensi piuttosto ai poveri delle borgate romane e preannuncia una querela.La vicenda, divenuta nota con il nome di “scandalo del prendisole”, rimbalza subito sugli organi di stampa che da sinistra e da destra attaccano il “politico bacchettone” che, intanto, riceve anche tre cartelli di sfida a duello e, segnatamente, dal padre della signora insultata, dal marito che, come nei migliori racconti romantici, si chiama Aramis e dalla stessa vittima che, tra l’altro, è un’ottima schermitrice.Scalfaro, però, rifiuta di battersi non perché lo vieta la legge ma, a suo dire, perché la sua fede di cristiano gli impedisce di battersi, affermazioni che generarono disgusto generale da parte di tutti i gentiluomini in circolazione e grandi battute umoristiche sulla stampa di opposizione.E’ in questo momento che interviene il Principe de Curtis che scrive una lettera asciutta ma palesemente accusatoria di codardia ad Oscar Luigi Scalfaro che, tra l’altro, ha anche il titolo nobiliare di barone, del seguente letterale tenore:Ho appreso dai giornali che Ella ha respinto la sfida a duello inviataLe dal padre della signora Toussan, in seguito agli incidenti a Lei noti.La motivazione del rifiuto di battersi da Lei adottata, cioè quella dei principi cristiani, ammetterà che è speciosa e non fondata: il sentimento cristiano, prima di essere da Lei invocato, per sottrarsi ad un dovere che è un patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire, a Lei e a Suoi Amici, di fare apprezzamenti in un pubblico locale sulla persona di una Signora rispettabilissima.Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, specialmente per uomini responsabili, i quali hanno la discutibile prerogativa di essere segnalati all’attenzione pubblica per ogni loro atto.Non si pretende da Lei, dopo il rifiuto di battersi, una maggiore sensibilità per ciò che è avvenuto, ma si ha il diritto di esigere che in incidenti del genere, le persone alle quali il sentimento della responsabilità morale e cavalleresca è ignoto, abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini, ai quali questi sentimenti e il coraggio civile dicono ancora qualcosa.• Principe Antonio Focas Flavio Comneno de CurtisOscar Luigi Scalfaro non risponde alla lettera inviatagli dal Principe ma, come tutti coloro che non conoscono il significato della parola onore, trova metodi indiretti ed oscuri per ottenere la propria “vendetta”.Intanto la questione, dopo i lazzi dei giornali, finisce in Parlamento con una serie di interrogazioni.Il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, imbarazzatissimo, si lascia scappare un “… qui rischiamo il ridicolo”.Ma il barone Scalfaro non demorde e, a novembre, alla Camera partirà con la sua crociata contro le donne che si espongono senza pudore Nel 1954 Oscar Luigi Scalfaro subentra a Giulio Andreotti nell’incarico ministeriale di controllo del cinema e dello spettacolo con la cosiddetta “commissione censura” e, dopo il divieto ai minori di 16 e 18 anni e l’esclusione di film dal circuito del “Centro Cattolico Cinematografico”, arriva anche il divieto ai minori di 14 anni.Ed ecco che si presenta l’occasione per “far scontare” a Totó quella lettera, intanto passata alla storia, per la quale, anche secondo lo storico del cinema Alberto Anile, Scalfaro ha “il dente avvelenato” soprattutto per la pubblica umiliazione alla quale lo ha sottoposto.Il critico cinematografico Ranieri Polese scriverà: «… i guai di Totò si moltiplicano. Si creano problemi per “I soliti ignoti” (con la censura del titolo originario “Le madame”), per “I due marescialli” e per “Chi si ferma è perduto”. Prevedibili difficoltà incontra anche “Arrangiatevi !” pellicola girata in una ex casa di tolleranza. Ma l’episodio più bizzarro tocca a “Totò, Peppino e la dolce vita” del 1961 che sconta gli ultimi rigori della vecchia legge e le vendette dei censori che nulla avevano potuto fare contro il quasi omonimo film di Fellini. Cadono fotogrammi di feste, si cancellano battute sui ministri che deviano l’autostrada per contentare i propri elettori, si cassano allusioni alle “polverine” ed i giochi di parole con i “Proci”.Insomma, un’ecatombe!» Lo “scandalo del prendisole” ebbe così tanta risonanza che Federico Fellini ne parlerà in un episodio di “Boccaccio 70”.• in foto il sempre elegantissimo Principe con la sua meravigliosa Franca Faldini.

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